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1971
La Vera Vita di Jacob Geherda
Testo inedito di B. Brecht, mai rappresentato in Italia, tradotto espressamente dal gruppo a proprio uso. Storia di un Don Cisciotte immaginario, un torneo cavalleresco in cui due sgabelli fanno da cavalcature e due bastoni da lance.

La Città degli Animali
Spettacolo storico del Teatro del Sole che si propone una ricerca drammaturgica radicalmente diversa dalle convenzioni. Lo spettacolo, infatti, nasceva da un’iniziativa coordinata da Gian Renzo Morteo che si proponeva di spingere i ragazzi ad inventare un testo teatrale.
“La città degli animali” nacque dalla rielaborazione professionale delle indicazioni dello spettacolo scritto dai rgazzi, conservandone infatti gli sviluppi irrazionali e fantastici determinati dai giovani autori. Studi, pubblicazioni e tesi vengono condotti in tutta Europa sulla “Città degli animali”.

1972
Rata-ta-ta, Sinfonia in Nero
Scritto in collaborazione con il disegnatore Giancarlo Cabella, lo spettacolo si rivolgeva ai ragazzi delle Scuole Superiori attraverso un momento chiave della loro cultura, il linguaggio dei fumetti, col tentativo di tradurre i ritmi e le sequenze visive delle “strips” in termini di sintassi teatrale.

1973
Orazi e Curiazi
Essenzialissima interpretazione dello spettacolo brechtiano, presentato nelle scuole, spesso direttamente nelle aule, fra cattedre e lavagne, dove gli arredi diventavano atrezzi scenici, le seggioline, i banchi trasformati in scudi o in armi secondo l’assunto brechtiano che <<molte cose sono in una>>.

1974
Vieni nel Mio Sogno
Ricostruzione ironica e fantasiosa della giornata-tipo di un bambino e una bambina, elaborata dagli attori secondo i suggerimenti di un noto psicologo infantile, Loris Rosenholtz. La ricerca sonora-musicale e l’uso di mezzi semplicissimi aggiungono una trasparenza incantata, un tocco onirico e irreale che scava e scontorna la banalità quotidiana.

1975
Felice e Carlina così come tanti altri
Incentrato sulle curiosità sessuali, sui primi flirt e sul conseguente intervento autoritario familiare, lo spettacolo innescava una franca identificazione col pubblico per la spigliatezza della comunicazione e la disinvoltura del linguiaggio usato.

1976
Giochiamo che io ero
Uno degli spettacoli-cardine nell’attività del Teatro del Sole, dove la frattura fra adulti e bambini risulta evidente in quella sfera fondamentale della vita infantile costituita dall’attività ludica nelle sue varie componenti e nelle sue molteplici espressioni in equilibrio tra reale e immaginario. La trasfigurazione fantastica di oggetti e persone dal mondo d’ogni giorno (l’adulto autoritario è al tempo stesso orco da incubo, la ruspa un mostro dotato di autonoma volontà...), la continua incursione cioè del favoloso all’interno del banale quotidiano consente una dilatazione dei codici del fantastico e uno stimolo a fornire, attraverso gli strumenti dell’immaginazione deformante, un immediato giudizio critico sulla realtà.





















 
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:: illustrazioni di Sara Ghioldi :: foto di