
Lezione Spettacolo
CHE ‘48
Dai moti del '48 all'Unità d'Italia
di Massimo Navone
con Antonio Rota, Sara Ghioldi, Donata Forlenza
musica dal vivo e canti Marc Novara e Aurora Tomasoni
regia di Massimo Navone
"Popolo di Milano! Proclamiamo unanimi e pacifici, ma con irresistibile volere, che il nostro paese intende essere italiano, ed é maturo per libere istituzioni…”
1848, dal Manifesto di Cesare Correnti
Spettacolo sui moti rivoluzionari del 1848 che furono preludio all’Unità d’Italia, “CHE ‘48”, nasce da un progetto di ricerca e raccolta di testi letterari di differente provenienza con l’intento di rafforzare presso ragazzi e giovani il sentimento d’appartenenza alla comunità socio-politica e il legame tra memoria storica e identità nazionale.
La lezione/spettacolo, utilizzando la forza evocatrice del linguaggio teatrale, offre un’occasione per rievocare gli eventi, le figure, le passioni e gli ideali che caratterizzano i moti del ‘48, in particolare quelli legati alle Cinque Giornate Milanesi. Un patrimonio morale e culturale che occorre conservare e rilanciare, come presenza vivificante della società italiana.
Si è cercato, attraverso una scrupolosa indagine all'interno del ricco patrimonio Storico delle Civiche Raccolte Milanesi, di individuare i materiali più divertenti e curiosi, i fatti e i personaggi più importanti di quel mitico '48: da Cattaneo a Casati, da Confalonieri a Cernuschi, ma anche i Martinitt e la "Luigia".
L'équipe artistica ha individuato, oltre ad una solida base storica, anche quei documenti e quelle cronache così dette di “colore” per offrire al pubblico dei ragazzi un testo maggiormente appassionante.
E’ nato così un copione integrato - letto e narrato da tre attori - fatto di letture di documenti storici, di testi narrati dei più divertenti materiali, curiosi e meno conosciuti, con pezzi musicali suonati e cantati dal vivo, così da offrire agli studenti un’occasione d’ampliamento delle loro conoscenze sull’argomento.
Anche per quanto riguarda l'allestimento scenografico il materiale è stato rielaborato a partire dalle cronache illustrate del periodo e da fonti pittorico/grafiche reperite prevalentemente attraverso una ricerca negli archivi del Museo del Risorgimento di Milano e in quelli della Civica Raccolta Bertarelli sempre di Milano.
“CHE ’48“ si colloca oltre che come produzione artistica anche come strumento di supporto didattico all’insegnamento della Storia. Il “copione/integrato” dello spettacolo sarà a disposizione degli insegnanti per un ulteriore approfondimento in classe.
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Spettacolo
VIA DEGLI UCCELLI, 78
Il ghetto di Varsavia attraverso gli occhi di un bambino
di Massimo Navone
con Antonio Rota
allestimento Sara Ghioldi, Aurora Tomasoni
disegno luci Francesco Colinelli
assistenza alla regia Sara Ghioldi
regia di Massimo Navone
“Pensa alla città in cui vivi o a quella più vicina al posto in cui vivi. Immagina la città completamente occupata da un esercito straniero che ha separato una parte degli abitanti dal resto… E immagina che essi siano pure imprigionati in un quartiere della città intorno al quale sia stato costruito un muro…”
Uri Orlev. L’isola in via degli Uccelli.
Abbarbicato all’ultimo piano di un edificio bombardato in via degli Uccelli, Alex, undici anni, costruisce per sé e per Neve un mondo sicuro, un’isola, accessibile solo mediante una scala di corda. E questo suo nido tra i tetti del ghetto abbandonato non è così diverso dall’isola deserta di Robinson Crusoe. Alex deve aspettare lì suo padre e nell’attesa sopravvive da solo per mesi racimolando ciò che gli serve dalle altre case, proprio come Robinson Crusoe prendeva ciò che gli serviva dai relitti di altre navi. Pur rimanendo sempre all’erta per timore di essere catturato, Alex inizia ad esplorare il suo nuovo mondo, vive la sua avventura nel continuo tentativo di ristabilire una normalità: un rifugio-stanza, i viveri, i libri, i giocattoli, le conversazioni con il topolino Neve… Ma Alex può vedere attraverso uno spioncino il resto del mondo, la vita fuori dai muri del ghetto - una vita normale. Per Alex è una rivelazione, un richiamo irresistibile che lo porterà a sfidare la paura oltre quel muro.
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Lettura Spettacolo
BUON COMPLEANNO LEO
Omaggio a Leo Lionni in occasione del centenario della nascita.
-Buongiorno,- dissero le forbici alla matita.- Cosa facciamo oggi? - Perché non facciamo dei conigli?- disse la matita
Cosi cominciarono a lavorare…
Artista a 360 gradi, scultore, pittore, scrittore, grafico raffinatissimo, Leo Lionni aveva lo straordinario dono di saper entrare nella mente dei bambini, di trarre spunto dalle piccole cose per creare meravigliosi disegni e poetiche storie. La straordinaria capacità dei suoi libri di tradurre nel linguaggio dei bambini sensazioni e sentimenti universali, l’assenza di una morale esplicita sostituita dalla creazione di un mondo di valori- unicità dell’individuo, cooperazione, pace, diplomazia- rendono le storie di Leo Lionni delle favole contemporanee.
Il Teatro del Sole accoglie il dono di Lionni, la sua disponibilità allo stupore, il suo approccio creativo, il flusso di una creatività che seppe farsi metodo. Così due macchie di colore potranno vivere un’avventura a lieto fine, e un pezzettino di carta scegliere se diventare un topo o continuare ad essere un “Pezzettino” alla ricerca di se stesso. Lo spettacolo racconta questa magia, l’incontro tra l’intuito e la forma, tra lo sguardo che genera l’idea e le mani che tagliano, dipingono e incollano.
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Lettura Spettacolo
Quei Pierini Porcospini
Storie in rima di bambini sporchi, capelloni dalle unghie lunghissime, pasticcioni e ribelli raccontate con umorismo e ironia.
Dalle filastrocche illustrate da H. Hoffmann, inventore del celebre “Pierino Porcospino”, alle storie in versi dell’ “antipierino” di F. K. Waechter, letture e riletture per smontare con un pizzico d’ironia la serietà e le pretese autoritarie dei grandi.
Gli attori in scena interagiscono con illustrazioni, immagini, fotografie, tradotte con tecniche pittoriche e di grafica computerizzata.
La foresta che Pierino ha sulla testa e le unghie lunghissime si faranno immagine per accompagnare così come fu, per i testi originali, l’ascolto e la lettura.
Lo spettacolo narra la storia di un bambino, Pierino Porcospino, che compare nell'esordio - oh che schifo quel bambino, è Pierino Porcospino - e che poi, nel prosieguo è sostituito da numerosi alter ego, accomunati da una vocazione all'indisciplina e da una irresistibile attrazione verso la trasgressione delle regole, cosa che li porta, nel breve volger di qualche strofa, a fare una brutta fine.
"Pierino Porcospino" è una sorta di teatro della crudeltà per bimbetti, frutto di una pedagogia d'altri tempi, reso attuale dall’intromissione del lavoro d’attore.
Sarà, infatti, il contrappunto attorale a rendere vivace e giocoso l’incedere narrativo.
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Lettura Spettacolo
RACCONTO DI NATALE
Il Principe Schiaccianoci
di Donata Forlenza
con Donata Forlenza, Antonio Rota e Marc Novara
dipinti e illustrazioni Sara Ghioldi
realizzazione scenografie Sara Ghioldi e Dolores Fusetti
musica dal vivo Marc Novara
costumi Mariantonietta Strada
regia Donata Forlenza, Sara Ghioldi e Antonio Rota
È quasi Natale...
Quasi Natale è ancora più bello di Natale.
Quasi Natale, quasi notte fonda: quasi non ancora.
… E quando fuori cade la neve, anche se nessuno la sente, il padrino Drosselmeyer, orologiaio un po’ mago, inventore di giocattoli e costruttore di automi, all’interno del suo laboratorio dà gli ultimi ritocchi alle sue creature.
Un giro di vite ad un fiammante organetto, due punti stretti stretti alla bambola di pezza, un nastro colorato, un pacchetto ben fatto, una coccarda…
… E quasi non ancora… i lucenti giocattoli risuonano, si animano, prendono vita…
Fritz, il suonatore d’organetto caricato a molla, prova il nuovo strumento regalo del Padrino e Clara, la bambola preferita, danza stringendo tra le braccia il dono appena ricevuto: un pupazzo schiaccianoci di legno.
Un pupazzo che subito diventa, per il suo cuore di pezza, non solo un compagno di giochi, non solo un soldatino colorato, ma un principe… il Principe Schiaccianoci…
… E Clara, la bambola dalla curiosità bambina, vorrà, in quella magica notte, il racconto della storia che fece di uno schiaccianoci un Principe e di una bambola una Principessa.
La “storia” di Theodor Amadeus Hoffmann Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi e La storia della Noce Dura, fiaba nella fiaba, ispirarono il balletto capolavoro musicato da Piort Ilic Ciaikovski che dall’800 fa la gioia di ragazzi e adulti ogni fine anno.
Il Teatro del Sole presenta, per questa favola immortale, un allestimento pensato per i più piccoli, dove un dosato rapporto tra la proiezione di immagini coloratissime, studiate e dipinte appositamente, i pezzi musicali eseguiti anche dal vivo e l’interpretazione di due attori accompagnano i bambini nei complessi paesaggi orchestrati da Ciaikovski… nell’attesa del Natale che… è ancora più bella di Natale.
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Lettura Spettacolo e Laboratorio
Tutti i Bambini del Mondo hanno l’Ombra Nera
La lettura spettacolarizzata.
Un curioso personaggio ha messo le tende, e non in senso figurato, nei luoghi abitualmente abitati dai bambini. Cacciatore, studioso o collezionista d’ombre, poco sappiamo della sua storia, sarà la leggerezza della sua ombra azzurrina a svelarcela. Dall’Oriente all’Occidente ha in lungo e in largo viaggiato; nel suo bagaglio libri leggeri di pagine sottili, grandi libri di fogli colorati, pagine di carta trasparente.
Ha inseguito le ombre tra le pagine di un libro cinese, nei frammenti di un racconto africano, tra la carta di un vecchio libro inglese. Ha riportato alla luce la storia di un grande imperatore tanto ricco e tanto avaro da tassare l’ombra dei suoi sudditi e quella più famosa di un bambino che ha perso la sua ombra sul davanzale di una finestra.
Il libro diviene, in questo incontro teatrale, uno strumento non solo di lettura, ma oggetto prezioso, dove la carta e la scrittura si fanno scenografia.
La trasparenza e l’opalescenza della pagina scritta, debitamente attraversata dalla luce, si faranno schermo di proiezione per raccontare con le ombre, anche che… tutti i bambini del mondo hanno l’ombra nera!
Il Laboratorio.
Il laboratorio prevede, dopo una fase di gioco e scoperta della propria ombra, la costruzione di una lanterna opalescente. Ogni bambino realizzerà con carta, olio e colori questo magico oggetto da portare a casa per continuare a giocare con le ombre.
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Spettacolo
DEDALO E ICARO
I Guardiani del Labirinto
di Renata Coluccini
collaborazione drammaturgica Antonio Rota, Antonio Panella
con Antonio Rota e Giorgio Buraggi
musiche Mauro Buttafava
costumi Luca Dragoni, Mirella Salvischiani, Alessandro Aresu
regia Renata Coluccini
Un misterioso guardiano alla porta del labirinto, che nasconde l’entrata, ma anche il segreto della propria identità, si incontra - scontra con un novello Teseo: giovane eroe mosso dal coraggio e dall’ambizione, che ad ogni costo vuole affrontare la prova del Labirinto. Rivivono così nel loro incontro le storie dei personaggi mitici che resero celebre l’isola di Creta.
Minosse il grande re condannato a nascondere nei sotterranei del suo castello il Minotauro, essere mostruoso a sua volta condannato al Labirinto.
Teseo partito da Atene all’insaputa del padre con il preciso intento di uccidere il Minotauro e che riuscirà nella sua impresa grazie all’illuminata Arianna. Dedalo geniale architetto con suo figlio Icaro che seguirà il padre, nel labirinto prima e verso il cielo poi.
Il vecchio guardiano ed il giovane eroe rivivranno le avventure, le tragedie, le lotte e gli amori. Solo alla fine di questo percorso, che porterà anche alla scoperta dell’identità del vecchio, saranno pronti a varcare la porta del Labirinto.
È questo spettacolo una rivisitazione del mito attraverso la lente del rapporto padre-figlio: Egeo e Teseo, Minosse e Arianna, Minosse e il Minotauro, Dedalo e Icaro.
Le figure del mito sono archetipi che troviamo dentro di noi e che ci possono fare da guida; il labirinto non è nient’altro che un percorso di conoscenza per arrivare al centro di se stessi e da lì ripartire per affrontare il mondo.
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Lettura Spettacolo
LE TESSITRICI
Trame di donne dal mito
Cantami, o dea del fuso, le storie di dee, donne e regine, le parole tessute, le trame divine.
Atena filava e sul destino degli uomini vegliava.
Aracne ordiva la sua stessa sventura e sulla piazza la dea sfidava.
Penelope tesseva le raffinate trame del suo amore e Ulisse attendeva.
Arianna dipanava e con un filo rosso Teseo cingeva.
Cantami, o dea, le loro parole, perché le parole sono di tutti, di tutti quelli che ascoltano e di chi le leggerà.
Parole libere.
Le loro parole.
Atena, Aracne, Penelope, le Moire: tessitrici d’intelligenza, di profezie, di amori, di destini.
Lo spettacolo è come un filo rosso che annoda una storia all’altra, a un racconto, a un frammento.
Due attrici in scena allacciano fili, intrecciano destini, tessono antiche storie del passato mentre, tra ordito e trama, il Mito si dipana.
Lettura Spettacolo
HÄNSEL E GRETEL
La Strega e il Panpepato
“Fintanto che i bambini continueranno a credere nelle streghe, ci hanno sempre creduto e sempre ci crederanno, bisognerà raccontar loro delle storie in cui dei bambini grazie alla loro abilità, si libereranno da queste figure persecutrici che popolano la loro immaginazione. Riuscendo in questa impresa, essi trarranno immenso guadagno come avvenne per Hänsel e Gretel.”
Bruno Bettelheim
Storia antichissima, Hänsel e Gretel, affonda le sue radici nella cultura popolare che ha avuto modo di esprimerla in diverse forme. Dalla fiaba dei fratelli Grimm alla fiaba musicale di Adelaide Wette ogni versione conserva delle immagini simbolo ed è proprio attorno a queste immagini che lo spettacolo ruota. Ed ecco i sassolini bianchi sparsi sul sentiero che i due attori hanno seminato per i piccoli spettatori perché possano attraversarlo prima di giungere ai margini del bosco della narrazione. Una volta “abbandonati” al racconto con l’aiuto del suono, a volte dolce, a volte incalzante di una fisarmonica suonata dal vivo, potranno ancorare il loro immaginario ai dettagli di alcune sagome per ombre che, rimpicciolendosi ed ingrandendosi, danzeranno sopra le loro teste.
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Spettacolo
Amoremioinfinito
di Sara Ghioldi e Antonio Rota
con Sara Ghioldi e Antonio Rota
ricerca musicale Antonio Rota
consulenza musicale Andrea Mormina
ideazione scenografica Sara Ghioldi e Antonio Rota
realizzazione scenografie Salvatore Manzella
disegno luci Francesco Collinelli e Marco Luzzi
regia Antonio Rota
“L’emozione di un incontro è unica, dato anche l’impatto che essa ha sulla formazione psicologica delle persone, e che appartiene all’educazione sentimentale di ognuno di noi... ”
Aldo Nove
“Mi chiamo Matteo sono nato il 12 luglio del 1972. Io, della mia vita, ho quattro cose da dire… ”
Le chiama “cose”, Matteo. Contenitori di ricordi, scatole di emozioni, persone.
Scorrono gli anni dell’infanzia, fatti di corse a chi arriva prima al chiosco dei gelati, gli anni colorati degli “smarties”… e di quella bambina che qualunque collina avrebbe voluto come sole.
Quattro “cose” da dire. Quattro stazioni temporali che, passando per l’incanto infantile dell’amore epico e temerario dei dieci anni, ci accompagnano verso la seconda “cosa”: lo sguardo-bambino posato sull’amore dei “grandi”. Amore, spesso divorato dal tempo, segnato da un ticchettio implacabile che comanda i pensieri e accompagna gli amori…
… E poi, una terza “cosa” ancora: il primo bacio e l’amore per Silvia.
Silvia, quella del secondo banco; Silvia che è come una sete fortissima che ti prende, implacabile, all’improvviso.
Infine, ritroviamo Matteo cresciuto, vive e lavora a Milano.
La città si muove sullo sfondo della sua inquietudine, del rifiuto a omologarsi e, mentre la sua vita continua a correre tra vetrine, metropolitana e code nei fast food, quella che sembra una disperante attesa, troverà, ancora una volta, una sua risoluzione. Matteo, come una traccia in un cerchio infinito, coglierà nuovamente il “suo tempo”, nell’amore.
Lo spettacolo nasce da un lungo percorso laboratoriale, all’interno di un progetto promosso dal Teatro del Sole sull’educazione al sentimento, condotto con alunni delle scuole elementari e medie e dall’incontro con il romanzo di Aldo Nove Amore mio infinito.
Un sodalizio che sintetizza, nella messa in scena, ricerca attorale e testo, attraverso la mimesi del linguaggio-bambino e l’intensità di una parola semplice e diretta che, talvolta, rievoca quella fiabesca e onirica.
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Spettacolo
Canto del Riso e del Pianto
di Bruna Pellegrini
con Donata Forlenza
consulenza musicale Andrea Mormina
allestimento scenico Sara Ghioldi
realizzazione scene Salvatore Manzella
disegno luci Francesco Collinelli
regia Renata Coluccini
si ringrazia Maria Consagra
Forza bambini, grandi e piccini, docenti e assistenti,
venite avanti, mettetevi in tondo, qui si racconta la creazione del mondo. Un tanto di bello e un poco di brutto, una manciata di riso, condito al piccante, il dolce del miele e l’amaro del sale, granelli di lacrime sullo zucchero a velo. Mescola e gira, gira e rimpasta.
Il mondo che nasce è belle servito: il cielo sta in alto,
e sotto l’asciutto diviso dall’acqua, il firmamento, la terra e il mare.
E poi gli animali. Amici e nemici.
Arriva anche l’uomo, il maschio e la femmina,
avanti il principe e la principessa.
È festa di nozze. Che fatica, la creazione.
A raccontarla c’è un’aiutante cuoca che ci prova davvero, a rifare il mondo. E mentre lo impasta, con farina e cacao, aggiunge ingredienti di fantasia, storie, canzoni e rime baciate. “I gnocchetti”, alla fine, sono pronti.
Ma manca una cosa, la più importante.
Il fuoco è spento. Chissà, se stavolta, si accenderà?
Bruna Pellegrini
Un’aiutante di cucina, nell’attesa dell’arrivo della cuoca, si trova a dover preparare un impasto, senza conoscere esattamente la ricetta e senza fuoco.
Non si può aspettare senza fare nulla, e così, impastando, dosando gli ingredienti, mescolandoli, l’assistente accompagna il proprio lavoro raccontando storie, fiabe di amicizia, di “mescolamenti”, di creazione, di amore e di incontro, ma soprattutto di lacrime e di risate.
Perché il mondo, come l’impasto non è fatto di cose semplicemente buone o cattive, scure o o luminose, ma più spesso da ombre, da chiaroscuri, da lacrime dolci e sorrisi salati, da pianti amari e risate mielate...
L’attrice prende per mano i piccoli spettatori che già dall'inizio l'attendono nella sua accogliente cucina e con dolcezza li accompagna in questo mondo dove il “mischiotto” è protagonista, dove non c’è confusione nel mescolamento, ma al contrario una quieta e dolce saggezza nell’accettarlo... ed infine, assaggiarlo.
Lo spettacolo nasce da una lunga frequentazione di bambini in età di scuola materna e primo ciclo elementare e dall’osservazione del loro gioco, altalenante tra finzione e realtà.
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