Via degli Uccelli, 78

Il ghetto di Varsavia attraverso gli occhi di un bambino

 

di Massimo Navone
con Antonio Rota
disegno luci Francesco Collinelli
allestimento Sara Ghioldi e Aurora Tomasoni
assistenza alla regia Sara Ghioldi
regia di Massimo Navone

“Pensa alla città in cui vivi o a quella più vicina al posto in cui vivi.
Immagina la città completamente occupata da un esercito straniero che ha separato una parte degli abitanti dal resto: per dire, tutti quelli con la pelle nera o gialla, o tutti quelli con gli occhi verdi.
E immagina che essi siano pure imprigionati in un quartiere della città intorno al quale sia stato costruito un muro…”

Uri Orlev, L’isola in via degli Uccelli

Abbarbicato all’ultimo piano di un edificio bombardato in via degli Uccelli, Alex, undici anni, costruisce, per sé e per Neve, un mondo sicuro, un’isola, accessibile solo mediante una scala di corda. E questo suo nido tra i tetti del ghetto abbandonato non è così diverso dall’isola deserta di Robinson Crusoe.
Alex deve aspettare lì suo padre e nell’attesa sopravvive da solo per mesi racimolando ciò che gli serve dalle altre case, proprio come Robinson Crusoe prendeva ciò che gli serviva dai relitti di altre navi.
Pur rimanendo sempre all’erta per timore di essere catturato, Alex inizia ad esplorare il suo nuovo mondo, vive la sua avventura nel continuo tentativo di ristabilire una normalità: un rifugio-stanza,
i viveri, i libri, i giocattoli, le conversazioni con il topolino Neve… Ma Alex può vedere attraverso uno spioncino il resto del mondo, la vita fuori dai muri del ghetto, una vita normale. Per Alex è una rivelazione, un richiamo irresistibile che lo porterà a sfidare la paura oltre quel muro.

 “Adattare la letteratura al teatro è sempre una sfida affascinante e rischiosa: che cosa occorre fare perché la rappresentazione aggiunga valore al romanzo e non ne diventi una copia impoverita? Come concentrare in poche pagine di copione ciò che nell’originale ne occupa più di cento? Ma soprattutto, perché intraprendere una simile impresa? Queste sono le domande a cui mi sento sempre di dover dare risposta, ogni volta che mi trovo davanti ad un materiale letterario che, in qualche modo, mi rilancia una fascinazione teatrale. Nel caso del romanzo di Orlev non mi è stato difficile rispondere subito all’ultima domanda:  credo che la storia che racconta, quella di una tragedia collettiva da non dimenticare, possa acquistare ancora più valore e forza se rievocata e condivisa nello spazio collettivo del teatro. Gli altri elementi che mi hanno convinto della potenzialità drammatica del materiale sono stati l’intensità e la varietà cromatica della ‘linea emotiva’ del protagonista, e l’unità sostanziale di luogo e d’azione della vicenda. Ho iniziato quindi a lavorare enucleando i momenti più significativi sul piano emozionale e ad aggregarvi intorno gli elementi che più potevano prestarsi alla dimensione evocativa del teatro. Sono nate così l’idea di utilizzare come elemento scenografico una struttura/ponteggio  praticabile su più livelli, la scelta di alcuni oggetti emblematici e concreti (una corda, due mattoni, un paio di stivali) e la soluzione di affidare alla  colonna sonora una doppia funzione: emotiva ed ambientale. Durante le prove, i diversi piani della narrazione hanno incominciato distinguersi e a posizionarsi (memoria, azione che rivive al presente, riflessione), e la figura di Alex ha incominciato a prendere forma attraverso parole e gesti che abbiamo voluto ne raccontassero la giovinezza, la tenacia, la voglia di vivere ed amare ad ogni costo.”

Massimo Navone Note di regia


Durata 60 minuti circa
Linguaggio teatro d’attore
Esigenze tecniche
Tempi di montaggio: 4 ore circa     Tempi di smontaggio: 1 ora e mezza circa
Spazio scenico: 8m x 8m x 4m (larg. x prof. x h.)
Carico elettrico: 15 kw in teatro / 12 kw in spazi non teatrali
Allaccio elettrico: 380V + neutro da 63A o 32A o morsettiera

 

foto di scena di Francesco Collinelli

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