GRANELLI DI SABBIA

La memoria di un bambino ebreo ai tempi della Shoah

Testo e regia di Massimo Navone
Con Antonio Rota

«La vita ai tempi della Shoah era come il gioco della sabbia: si tirava la sabbia in aria, poi si capovolgeva la mano e i granelli che ricadevano sul dorso della mano erano salvi. “… I tedeschi facevano esattamente così: ci gettavano in aria e si salvava chi cadeva bene. Tanti, tanti di noi erano morti, ma mio fratello e io eravamo sempre atterrati nel posto giusto. E ogni volta era una storia nuova. Una nuova “avventura”».

«… non posso parlare, raccontare o pensare a quanto è successo come un adulto. In altre parole: quando ricordo, torno a essere il bambino che ero, e tutto mi ricompare davanti agli occhi. L’uomo che sono oggi deve andarci molto, molto piano con questi ricordi, perché possono diventare pericolosi. Come se mi trovassi sulla superficie ghiacciata di un lago e dovessi stare molto attento a non calcare troppo con il piede: pensare adesso, da grande, a quello che è successo, è un po’ come saltare sopra un sottile strato di ghiaccio, che potrebbe rompersi, facendomi sprofondare nell’abisso. E so che potrei anche non fare ritorno mai più».
                                                                                                                                   (Uri Orlev, Gioco di sabbia)

Lo spettacolo, liberamente ispirato ai romanzi autobiografici di Uri Orlev “Gioco di sabbia” e “Soldatini di piombo”, racconta la storia di Yurek e Kazik, due fratellini sopravvissuti alla persecuzione nazista.

Le tappe di questa storia sono ripercorse dallo stesso Orlev attraverso gli occhi di Yurek, il bambino che lui era. Emergono così dalla sua memoria quei ricordi di bambino che ci riportano a due grandi e noti scenari: il ghetto di Varsavia e il lager di Bergen Belsen. E mentre tutto precipita sotto i colpi dell’odio e della violenza, i due bambini, cui la furia nazista strappa via parenti e amici, continuano a “giocare” e a sentirsi come i protagonisti di un’ «avventura», eroi invincibili di un racconto a lieto fine.

 

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